

117. La pace non pu fondarsi sul terrore atomico.

Da: A. Schweitzer, I popoli devono sapere, Einaudi, Torino, 1958.

Il 28, 29 e 30 aprile del 1958, dalla radio di Oslo, Albert
Schweitzer (1875-1965), medico, filosofo e teologo tedesco, premio
Nobel per la pace nel 1952, costantemente impegnato
nell'assistenza delle popolazioni dell'Africa equatoriale, dove
apr un ospedale e visse fino alla morte, lanci tre appelli
contro la minaccia nucleare. Riproduciamo qui alcuni passi del
primo, nel quale, dopo aver ripercorso le varie tappe della corsa
agli armamenti (la produzione della prima bomba atomica e il suo
impiego contro il Giappone da parte degli Stati Uniti nel 1945, la
fabbricazione della bomba atomica da parte anche dell'URSS nel
1949 e dell'Inghilterra nel 1952, la costruzione della bomba
all'idrogeno ad opera sia dei russi che degli americani tra il
1953 e il 1954, la realizzazione di missili atomici), sostiene che
lo scoppio di una guerra atomica, anche per errore, 
un'eventualit tutt'altro che infondata. Per questo, egli
conclude, non ha senso sostenere che la pace deve fondarsi sul
terrore (incutendo timore al nemico mediante il riarmo atomico),
ed  invece assolutamente necessario rinunziare alle armi
nucleari.


Il pericolo di una guerra, gi aumentato con la comparsa del
missili atomici, diviene ancora pi grande per il fatto che ben
difficilmente una guerra atomica scoppier dopo una regolare
dichiarazione di guerra da parte di una potenza, ma scoppier
senza preavviso, per un incidente qualsiasi. E questo  dovuto
all'importanza decisiva che ha assunto il fattore tempo.
Chi attaccher senza preavviso si trover in vantaggio
sull'aggredito, in una condizione di superiorit che significa
quasi la vittoria, perch potr infliggere all'avversario, fin
dall'inizio, perdite tali da stroncare la sua capacit bellica.
Per questo, da una parte e dall'altra ci si sente costretti a
vigilare giorno e notte, ventiquattr'ore su ventiquattro, per
sventare l'eventuale aggressione con una rappresaglia immediata e
vigorosa. E' proprio in questa necessit di una pronta
rappresaglia, che si cela il grande pericolo che una guerra
atomica scoppi per errore. Data la rapidit con cui occorre
identificare l'oggetto che si delinea all'improvviso sullo schermo
del radar,  possibile commettere un errore fatale, che pu
appunto portare allo scoppio di una guerra atomica.
Ed  questa un'eventualit tutt'altro che infondata, come ha
riconosciuto il generale americano Curtis Le May.
Tant' vero che recentemente il mondo ha corso questo rischio. Le
stazioni radar dell'aviazione americana hanno comunicato,
contemporaneamente a quelle costiere, che squadriglie di
bombardieri di nazionalit sconosciuta si stavano dirigendo a
velocit supersonica verso l'America. Il generale comandante
dell'aviazione strategica avrebbe dovuto far partire
immediatamente gli aerei per il bombardamento di rappresaglia. Ma
ha esitato, prima di addossarsi la terribile responsabilit. Poco
dopo  risultato che le stazioni radar erano incorse in un errore
tecnico. Che cosa sarebbe accaduto se al posto di quel generale ce
ne fosse stato uno meno equilibrato?.
Presto, il rischio di una guerra atomica per errore crescer
ancora. I missili che sibilano in cielo a velocit supersonica,
data la piccolezza delle loro dimensioni, vengono avvistati troppo
tardi dagli schermi radar. Ne risulta che la possibilit di
difendersi  estremamente ridotta. Ormai non si hanno che pochi
secondi a disposizione per decidere se quello che si intravede 
un missile o no, e per mettere in moto la macchina difensiva.
Questa consiste nel lancio di missili che devono intercettare e
fare esplodere quelli nemici prima che abbiamo raggiunto
l'obiettivo; e nel decollo di squadriglie di bombardieri che
vadano a distruggere le basi nemiche. Un cervello umano non basta.
Funziona con troppa lentezza. Bisogna affidarsi a un cervello
elettronico collegato all'impianto radar. Se questo registra che
si tratta veramente di missili, in qualche frazione di secondo il
cervello elettronico calcola la loro rotta e distanza in base ai
dati che riceve, e mette in moto l'apparato difensivo. Tutto
questo avviene automaticamente.
Siamo arrivati a questo punto: la nostra sorte dipende da un
cervello elettronico e dagli errori che pu commettere. Esso pu
decidere solo automaticamente. Non  dotato della capacit che ha
il cervello umano, di riflettere in ogni direzione e di
considerare ogni punto di vista. Le sue decisioni sono istantanee;
ma esso non ha la profondit e l'attendibilit del cervello umano.
E inoltre tutto dipende dal fatto che il suo meccanismo, cos
complesso, funzioni perfettamente fin nelle sue minime parti.
Non  dunque affatto improbabile che un giorno o l'altro
precipitiamo, per un banalissimo incidente, nella guerra pi
catastrofica che si possa immaginare.
E c' da attendersi che la situazione peggiori anche per un altro
motivo. Ormai l'America fornisce armi atomiche anche ad altri
paesi, contando sul fatto che essi non ne facciano un uso
arbitrario o sconsiderato. Anche le altre due Potenze atomiche
[l'URSS e la Gran Bretagna, che erano diventate potenze atomiche
rispettivamente nel 1949 e nel 1952] possono fare altrettanto. Ma
chi garantisce che fra quei popoli cos favoriti non ve ne siano
di quelli che, una volta in possesso di tali armi ne facciano
l'uso che pi loro piace, senza curarsi delle conseguenze? Chi
potr impedirglielo? Chi potr persuaderli a non impiegare le loro
armi atomiche, anche se altri popoli metteranno giudizio e
decideranno di rinunziarvi di comune accordo? Nella diga si 
aperta una falla. Ora bisogna vigilare perch la diga non crolli.
Che preoccupazioni di tal sorta siano tutt'altro che
ingiustificate, risulta dalla dichiarazione dei 9235 scienziati
inoltrata all'ONU il 13 gennaio 1958, in cui si proponeva la
sospensione degli esperimenti nucleari. In quella dichiarazione si
dice: Finch le armi atomiche restano in mano alle tre grandi
Potenze, un accordo sul loro controllo  sempre possibile. Ma se
gli esperimenti proseguono e il possesso di queste armi si estende
anche ad altri paesi, aumenta il pericolo che scoppi una guerra
nucleare, provocata dal gesto di una Potenza irresponsabile.
Da qualunque punto di vista si consideri la cosa, il pericolo di
una guerra  insomma cos grande, che  assolutamente necessario
rinunziare alle armi nucleari... La teoria che la pace possa
essere mantenuta soltanto incutendo timore al nemico mediante il
riarmo atomico, non pu pi essere sostenuta, oggi che il pericolo
di guerra  arrivato a questo punto.
